domingo, 20 de setiembre de 2009

Estetica (II)



Nell’attualità, dopo la proliferazione e decrescita delle avanguardie del XX secolo, l’arte si trova in un periodo di eclettismo e onnipresenza nel senso che oggi, più che mai, un grande numero di prodotti cerca di essere portati alla categoria dell’“artistico” mentre che il più delle volte sono gli artisti che esplorano nuove scelte in materiali, forme e applicazioni di nuove tecnologie. [1]

In questa situazione, parlare d’estetica implica sempre un esame delle accezioni del termine nella sua storia e delle nuove possibilità che esse ci offrono come attrezzo (mezzo) per l’analisi, la comprensione e la valutazione della produzione artistica contemporanea.

L’estetica non è lo studio di una costruzione intellettuale, prodotta da un processo razionale e cosciente. Ci capita frequentemente che si possa emettere un giudizio estetico anche prima di capire il senso dell’opera e le motivazioni della sua creazione.

Questo tipo di giudizio si manifesterà con opinioni come “mi piace, non mi piace; è brutto, è interessante, è ridicolo”. È così che il giudizio del gusto o del piacere non si costituisce come un processo logico, ma è il godimento soggettivo di certe azioni umane. L’estetica come disciplina vuole ordinare i processi dietro di questo sentire di fronte all’opera d’arte e produrre un sistema – in costante reinvenzione – che ci permetta di portarla nel piano della coscienza, se non della razionalità.

La principale caratteristica dello studio contemporaneo dell’estetica - a differenza di quello che succedeva nel XVIII secolo e all’inizio del XIX, e anche con i postulati dalla modernità - è che non è più possibile fare riferimento all’arte e a una qualunque produzione artistica in termini assoluti.L’estetica non è più il ramo della filosofia che ha come compito la valutazione del buono, del bello e del vero nell’arte come categorie assolute e allora non può esprimere un giudizio tassativo su l’opera d’arte. Il nostro tempo non ci offre mezzi o regole che descrivano categorie estetiche valide per le manifestazioni artistiche della storia, né accetta quelle che i diversi periodi storici ci offrono.

Questa realtà ha prodotto un'arte e una critica dell'arte nella quale sembra che tutto sia valido. La severità dell'arte accademico dove il termine "estetica" si origina, è spostata da un'indulgenza che rende difficile l'analisi di quello che l'opera significa, di quello che provoca in noi, e quindi, della sua valutazione.

Nell’architettura le proporzioni, l’ordine compositivo, la simmetria, i ritmi, l’equilibrio e tante altre categorie tradizionalmente identificate con la coerenza estetica sono stati sostituiti da categorie che si costituiscono come una distorsione di quelle o che, addirittura, si riferiscono proprio al loro contrario: ambiguità, asimmetria, decomposizione, sovrapposizione, giustapposizione e forme originate dal computer, tra tante altre.

Se adesso non possiamo continuare ad analizzare l’arte basandoci su termini assoluti e se i nuovi risorsi rendono impossibile lo stabilimento di categorie di studio che partano dalla forma e che non siano condannate alla sua caducità, come si organizza il dibattito estetico contemporaneo?

Da una prospettiva pratica, operazionale, diciamo in un primo momento che l’analisi dell’estetica parte della forma come un insieme ma anche come il complesso di parti che la costituiscono. Questa forma deve essere capita e analizzata non solo come forma in se stessa (secondo le categorie già note di proporzione, simmetria, ecc.), ma in funzione di quello che essa rappresenta. La forma ci permette di intravedere le idee, i sogni, i miti e quello che crede chi la concepisce. [2]

In un secondo momento, l’estetica deve occuparsi della motivazione che sta dietro la creazione e di come questa sia rappresentata attraverso la forma. L’insieme di questi due elementi: forma e idea, ci offrono la caratterizzazione dell’oggetto.

Esiste ancora un terzo elemento fondamentale: la ricezione che il suddetto oggetto ha negli altri individui. Abbiamo già parlato di un messaggio che è trasmesso - al di là della volontà del creatore - attraverso la forma. Non dobbiamo dimenticar però il processo di decodificazione che il fruitore segue di fronte al messaggio, che potrebbe coincidere o no con la volontà creativa che motiva l’esistenza o le caratteristiche specifiche di quell’oggetto.



[1] “Il regime estetico dell’arte e il tessuto sensibile, la rete di nuove relazioni tra l’“arte” e la “vita”, costituito alla sua volta dall’invenzioni artistiche, i nuovi linguaggi che continuano ad apparire senza assassinare i linguaggi classici e le mutazioni nella percezione e nella sensibilità ordinaria.” ALZURU, Pedro: “Una querella sin fin”. Revista de arte y estética contemporánea. Gennaio – Giugno 2007. Mérida. P 98.

[2] “Studiare l’estetica dell’immaginario, nelle manifestazioni iconografiche postmoderne, precisa il recupero de concetti della modernità che, essendo uno stile, possiede paradigmi definiti come il progresso, il avant-garde, la ricerca del nuovo, per essere unico e originale. […] La postmodernità, alla sua volta, è inclusiva, è una tendenza, oppure una condizione che accetta praticamente tutte le manifestazioni dell’immaginario umano […]. Questa condizione postmoderna, quindi, valorizza quello che è eclettico, l’ambiguità, la polisemia, l’ibridazione di molteplice forme, trattene un gioco di un’iconografia eclettica e cerca la multidimensionalità e la libertà.” FURTADO RAHDE, Maria Beatriz y DALPIZZOLO, Jaqueline: “Considerações sobre uma estética contemporânea”. Revista da Associação Nacional dos Programas de Pós-Graduação em Comunicação. Abril 2007. P 7.

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